La Donna nella storia
Nella preistoria alla donna veniva attribuito il compito di procreare e di accudire alla prole, compito che conservò anche nelle civiltà fluviali, sia quella egizia che quella babilonese. A Creta, la donna godeva di grande libertà, partecipava alla vita pubblica e a lei si riferivano le maggiori divinità.
In Grecia, la sua condizione era nettamente inferiore a quella maschile, anche giustificata pienamente del grande Arostotele che ne sosteneva la '' piccolezza del cervello" se confrontato a quello dell'uomo.
Ad Atene la sua maggiore virtù era in silenzio, pertanto se ne favoriva l'ignoranza.
A Sparta veniva apprezzata per il suo vigore fisico, per cui si allenava anche con gli uomini alla corsa e alla lotta: tutto ciò la rendeva immortale agli occhi degli altri popoli.
A Roma la donna poteva partecipare, accompagnata dal marito, a feste e banchetti ed era libera di uscirer di casa anche da sola. Tuttavia non aveva nessun diritto civile e giuridico: dalla patria patestas passava direttamente sotto la tutela del marito.
In epoca medioevale le cose peggiorarono: i barbari avevano scarsa considerazione delle donne e attribuivano loro il ruolo di procreatici.
Tuttavia gia dal '200 la donna ebbe, soprattutto da parte dei letterati, grande attenzione: i poeti del dolce stil novo ne esaltavano la bellezza e ne fecero unico tramite per arrivare a Dio; come pure nel Rinascimento la donna ebbe un ruolo di primo piano, diventando protagonista della vita artistica e letteraria dell'epoca: ne è illuminante esempio la figura di Vittoria Colonna, poetessa e protagonista del salotto letterario di Costanza d'Avalos ad Ischia.
Nel '600 la donna vive a corte ed è consapevole della sua bellezza, che esalta dal parucchiere, lustrini e nei finti, a Venezia indossa tacchi anche di 30 o 40 cm. pur di avere fascino.
l'8 marzo del 1908 nella fabbrica Cotton a New York scoppia un incendio, muoiono 129 operaie: dal 1910 l'8 marzo viene indicato come la Giornata internazionale della donna.
La donna ormai ha acquistato la consapevolezza delle sue potenzialità lavorative: nel ventennio fascista, nonostante i tentativi di riconfinarla nel ruolo di madre e di moglie, rafforza la volontà di partecipare alla vita politica del Paese e partecipa attivamente alla Resistenza al fianco dei partigiani: alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1946, le verrà riconosciuto il diritto di voto.

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